Sapete cosa ci fa arrabbiare di più? Dover riconoscere che Berlusconi ha fatto una cosa giusta. Ne ha fatta solo una e per propaganda, ma l'ha fatta. Togliere prima l'Ici e poi l'Imu. Sappiamo di andare controcorrente, ogni giorno ci dicono che è stata la scelta che ha costretto il governo a introdurre non so quante imposte su tutto lo scibile umano. Pedaggi autostradali, sigarette elettroniche, Iva, Accise, Trasi, Trise, Iuc e non so più cosa. Tutto questo per fronteggiare il venir meno di ben 8 miliardi di euro, praticamente l'1% della spesa pubblica. Se andiamo da qualsiasi manager d'azienda e gli diciamo che il prossimo anno il fatturato calerà dell'1%, non credo che griderà al fallimento, ma si limiterà a cercare di tagliare l'1% dei costi. I nostri politici non sono in grado e questo è fortemente preoccupante.
Veniamo alle ragioni perchè noi siamo contrari tecnicamente alla tassazione sulla casa. A parte le questioni etiche che riguardano la tassazione di beni acquistati con redditi già tassati a monte a cui giustamente si risponde che in quasi tutte le nazioni avanzate esistono imposte sugli immobili e che comunque un'imposta patrimoniale può avere, in alcuni casi, una funzione redistributiva di stampo liberale (leggi Einaudi sull'argomento) concentriamoci sugli effetti che essa produce nell'economia del NOSTRO paese. Purtroppo quando si parla di altre nazioni si dimenticano le peculiarità dell'Italia. Ci si dimentica di come gli italiani, a differenza di altri abitanti di altre nazioni, abbiano investito gran parte dei propri risparmi negli immobili, che, insieme al debito pubblico, hanno costituito il bene rifugio per eccellenza. Tant'è che nessuna nazione avanzata ha un tasso di proprietà degli immobili così diffuso. Ben il 75% delle famiglie possiede almeno un immobile. E' noto a chi si occupa di mercati finanziari, un principio che invece sfugge alla maggior parte degli economisti e dei politici e cioè "l'effetto ricchezza". Come alla fine degli anni '90 mettevamo in guardia su un altro meccanismo tipico dei mercati, che avrebbe scatenato l'Euro e cioè quello del Fly To Quality (quindi la fuga di capitali e cervelli verso dove si sta meglio sotto un profilo rischio/rendimento) e che si è puntualmente verificato, oggi osserviamo che il crollo del mercato immobiliare renderà vano qualsiasi sforzo di qualsiasi governo per tornare sul sentiero della crescita. Si dice che bisogna commutare (con un meccanismo dirigistico e non di mercato) il patrimonio degli italiani, in risorse a disposizione della crescita. Trasformarlo quindi in spesa pubblica, o in reddito a disposizione dei cittadini e delle imprese attraverso un'inferiore tassazione sul lavoro. I renziani e i montiani ci suggeriscono quindi questo scambio, ricchezza contro lavoro. A parte che sa un po' di ottocento questo scambio, ma come abbiamo già detto per la tassazione sulle rendite finanziarie, il gioco ne deve valere la candela. Se ogni anno il mercato immobiliare scende del 5/10% i possessori di immobili hanno perdite patrimoniali nell'ordine di 10, 15 anche 20 mila euro. Non basterebbe un aumento di 500 euro al mese nei redditi dei lavoratori (e già sappiamo che è impossibile) per compensare tali perdite. Negli Stati Uniti, quello che per noi è la casa, lì son i mercati finanziari. Dalla pensione ai propri risparmi l'americano medio consuma in funzione degli andamenti borsistici. Lo chiamano "effetto ricchezza". La correlazione tra l'andamento della borsa e quello dei consumi è molto più alta che con i redditi personali. Praticamente gli americani consumano molto di più se si sentono più ricchi, rispetto a che se guadagnano di più. Come è la borsa per gli americani, così è l'immobile per l'italiano medio. Il crollo del mercato immobiliare ha accelerato la spirale recessiva e le tasse sulla casa sono state il de profundis. Per le caratteristiche dell'economia italiana si doveva agire al contrario. Gli immobili dovevano diventare un bene off shore. Dovevamo cercare di attirare anche gli investimenti esteri sul settore, per poi diversificare negli altri. Invece dall'inizio della crisi gli italiani hanno perso più del 30% della loro ricchezza immobiliare e c'è chi parla di ripresa, favoleggia di Jobs Act e chi più ne ha, più ne metta. L'unica via di uscita è togliere qualsiasi tassa, bollo, imposta sugli immobili. L'unica manovra economica e che sia coperta da tagli di spese correnti. Basterebbe questa singola manovra per far riprendere l'economia italiana. Non servirebbe altro.
di Alessandro Piergentili







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