di Alessandro Piergentili

I fanatici dell'austerity hanno le loro ragioni. E' chiaro che le colpe di molte classi dirigenti dei diversi paesi del Sud Europa hanno contribuito a rendere le loro nazioni poco competitive, indebitate e spendaccione. Ora le popolazioni la pagano cara, mentre la Germania dall'alto della sua efficienza può permettersi di attirare capitali e cervelli dando in cambio un'area economica stabile, con servizi pubblici offerti in linea con la pressione fiscale in vigore. Le altre aree pagano più o meno dazio vedendo sempre più prosciugati i propri flussi finanziari ed economici e rincorrendo pareggi di bilancio sempre più sofferti. In tutto questo anche il settore bancario non può permettersi di mantenere gli stessi livelli di impieghi in un'area europea sempre più rischiosa, che ad eccezione della Germania non solo non riesce a crescere, ma è in pieno collasso finanziario, prima che economico. Cose già viste nell'America degli anni '30, dove il credit crunch unito all'austerity dei paesi Occidentali provocò la Grande Depressione. Due differenze. A quei tempi gli Stati Uniti non erano affatto indebitati e la spesa pubblica rappresentava il 10% del PIL. La politica monetaria non era ancora vista in chiave economicamente espansiva e veniva utilizzata solo per il controllo dell'inflazione. Detto questo dobbiamo ringraziare la Federal Reserve americana e la Bank of Japan che grazie alle loro politiche espansive hanno indirettamente tenuto in vita il malato cronico: l'Euro. Anche Mario Draghi ha fatto quello che i limiti statutari della BCE, imposti dalla Germania, gli hanno permesso di fare. L'acquisto di titoli di stato di paesi in difficoltà attraverso protocolli meno rigidi , il prestito triennale all'1% al sistema bancario europeo (espressi con sigle che ai più non dicono niente come OMT o LTRO) hanno contribuito a ridurre i rischi nella detenzione di titoli di stato dei paesi periferici riducendo gli spread e quindi, in prospettiva, il costo del debito pubblico. Tutto ciò però non serve a far crescere le economie e la spirale recessiva è molto più influente della riduzione immediata del costo degli interessi. Per arrivare al pareggio di bilancio forzoso non c'è che una scelta tra la riduzione della spesa pubblica a parità di pressione fiscale, oppure l'aumento delle imposte a parità di spesa. Era chiaro che paesi con un'impostazione prettamente statalistica, dirigistica e ultrakeynesiana non potevano che scegliere la seconda via, con effetti distorsivi anche sulla struttura economica del paese, riducendo fortemente il peso della componente privatistica nell'economia e mettendo in forse anche i diritti più elementari dell'individuo di fronte alle necessità di incassi tributari. Non abbiamo una Costituzione americana e si vede. Non abbiamo nemmeno regole economiche similari a quelle statunitensi. Ricordiamo che gli USA prosperano da secoli mantenendo insieme culture e stati profondamenti diversi. Un petroliere texano e un operaio di un'industria manifatturiera dell'Ohio non solo vivono in situazioni climatiche profondamente diverse, ma hanno esigenze completamente differenti. Eppure hanno una concezione similare delle istituzioni e dello stato, cosa che qui in Europa non potrebbe mai accadere, fra un imprenditore tedesco e un dirigente pubblico siciliano. Cos'è che rende opposte le due situazioni? Iniziamo a studiarlo e prendiamo gli USA come nostro benchmark di riferimento per le prossime riforme europee che ci verranno in mente. La politica può essere ideale o pragmatica. Il modello di coesione americano potrebbe soddisfare entrambe le posizioni, rendendo inutili sia le pulsioni demagogiche antieuropeiste che le motivazioni odiose dei seguaci dell'austerity. Una BCE con lo stesso statuto e la stessa mission della Fed, un debito federale europeo come per i Treasury bonds americani, due livelli di tassazione, uno federale e uno statale che insieme non superino una determinata pressione fiscale in tutta l'area e una costituzione europea che privilegi l'individuo e la proprietà privata anche di fronte all'invasione statale, potrebbe rifar diventare l'Europa la culla della civiltà e combattere il declino. Puntiamo decisamente agli Stati Uniti d'Europa.
0 commenti:
Posta un commento